Il disastro a pochi passi dalle nostre coste

Ai parlamentari delle Commissioni Ambiente, al Ministro dell'Ambiente Andrea Orlando e al Presidente del Consiglio Enrico Letta:

In quanto cittadini vi chiediamo di proteggere i nostri mari e di reintrodurre il precedente divieto alle trivellazioni all'interno delle 5 miglia dalla costa. Inoltre vi chiediamo di sospendere l'autorizzazione a Medoilgas per la costruzione della pericolosa piattaforma petrolifera di Ombrina Mare facendo in modo che tutte le richieste di trivellazione nei mari italiani debbano passare rigidi controlli di impatto ambientale basati sugli standard europei e internazionali.
 
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Riteniamo doveroso, anche per evitare errate rappresentazioni dei fatti, rettificare la comunicazione del sito Avaaz relativa alla petizione “Il disastro a pochi passi dalle nostre coste”.

Nel testo della petizione non si contesta in generale lo svolgimento di attività di estrazione di idrocarburi, ma si chiede, giustamente, che tale attività sia condotta seguendo “rigidi controlli di impatto ambientale basati su standard europei e internazionali”. Non si comprende, allora, perché sia stato preso di mira proprio il progetto Ombrina Mare. Medoilgas, infatti, condivide tale posizione ed è in grado di dimostrare che, nello svolgimento della sua attività, si è sempre impegnata al rispetto dei più elevati standard di sicurezza richiesti dalle normative vigenti in materia.

Nella petizione è stato sollevato un allarmismo privo di giustificazioni senza che venissero indicati, tantomeno dimostrati, rischi specifici del progetto.

La realtà è ben diversa da come traspare dalla petizione.

Il progetto Ombrina Mare, concernente la coltivazione e il primo trattamento di idrocarburi, senza estendersi alla “raffinazione” degli stessi (processo che avverrà altrove), non è certo il primo progetto di produzione di idrocarburi realizzato nel mare Adriatico, dove sono attive da decenni oltre cento piattaforme (alcune più vicine alla costa di quanto non lo sia Ombrina) senza che si sia verificata alcuna criticità ambientale. Peraltro il contesto geologico e di produzione del relativo giacimento è tale da garantire che il progetto soddisfi standard di sicurezza elevatissimi.

Il progetto è stato già sottoposto alle autorità competenti in materia di VIA (Valutazione di Impatto Ambientale), che hanno rilasciato il loro parere favorevole al termine di un approfondito procedimento pubblico durato oltre tre anni. In particolare, nell’aprile 2013 la Commissione nazionale Tecnica di Verifica dell’Impatto Ambientale istituita presso il Ministero dell’Ambiente ha emesso giudizio positivo assoggettando il progetto a stringenti prescrizioni che si aggiungono a quelle di legge.

Nella prima versione della petizione era scritto che Medoilgas intende sottrarsi alla procedura di VIA. L’informazione, non corretta, è stata poi rettificata, su sollecitazione di Medoilgas, ma solo dopo che erano state raccolte decine di migliaia di adesioni basate, appunto, su presupposti falsi.

Neppure è vero, come nella petizione si continua ad affermare, che Medoilgas si rifiuti di chiedere l’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale). La recente decisione del Ministro dell’Ambiente di richiedere a Medoilgas di intraprendere un’ulteriore procedura volta al rilascio dell’AIA è stata impugnata davanti al TAR non perché Medoilgas intende sottrarsi a tale adempimento, ma solo perché essa ritiene che la prescrizione dell’AIA, in questo momento, sia illegittima e determini un’ingiustificata dilazione dei tempi di avvio del progetto.

Del resto, lo stesso Ministero dell’Ambiente, con nota del 24 ottobre 2012 aveva esplicitamente riconosciuto che, fino al quarto anno di funzionamento dell’impianto, non fosse necessario acquisire l’AIA poiché, fino a quel momento, è previsto che il funzionamento dell’impianto sia tale da non configurarne la necessità.

In definitiva, la decisione del Ministero dell’Ambiente di anticipare la procedura per il rilascio dell’AIA non comporterebbe alcun vantaggio sotto il profilo della protezione dell’ambiente. Al contrario, in tal modo il livello di sicurezza sarebbe paradossalmente inferiore in quanto l’autorizzazione si baserebbe sulle tecnologie oggi esistenti e non su quelle, più performanti sotto il profilo ambientale, disponibili tra quattro anni.

Pubblicato il: 25 Luglio 2013
Dopo aver devastato ecosistemi in tutto il mondo, le multinazionali del petrolio stanno prendendo di mira l’Italia. Ma c’è un modo per impedire che distruggano anche l’Adriatico e il Mediterraneo.

Medoilgas, un’enorme multinazionale, ha dichiarato di voler iniziare a trivellare presto a pochi passi dalla costa opponendosi alla richiesta del governo di effettuare una Autorizzazione Integrata Ambientale che permetterebbe di assicurare che il progetto sia sicuro dal punto di vista ambientale. E se la faranno franca potremmo ritrovarci in poco tempo con oltre 70 piattaforme a occupare l’intero Adriatico e mari in tutta Italia: una perdita di petrolio devastante sarebbe solo una questione di tempo. Ma c’è una soluzione: rafforzare subito la legge.

Abbiamo pochi giorni. Senatori di tutti i partiti sono pronti a sostenere una modifica urgente ma il problema è che stanno per andare tutti in vacanza. Firma la petizione per convincerli a proteggere l’Italia dalle multinazionali del petrolio prima che sia troppo tardi, e poi condividi con tutti: se raggiungeremo le 100mila firme, attireremo l’attenzione dei media con un'azione nel centro di Roma.

Il testo qui sopra è stato aggiornato per riflettere il fatto che Medoilgas ha inviato una iniziale domanda per una Valutazione di Impatto Ambientale ma si sta rifiutando di richiedere e ottenere una Autorizzazione Integrata Ambientale che le è stata richiesta dal governo italiano.

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