Aggiorna le tue impostazioni dei cookie per utilizzare questa funzione.
Clicca "Consenti tutti" o attiva solo i "Cookie per pubblicità mirata"
Continuando, dichiari di accettare l'Informativa sulla Privacy di Avaaz, che spiega come possono essere usati e come sono protetti i tuoi dati.
Ho capito
Utilizziamo i cookies per analizzare come viene usato il sito e come supporto per fornire ai visitatori la miglior esperienza possibile. Trovi qui la nostra Informativa sui Cookie.
OK
Questa petizione è chiusa
Convenzione di Aarhus: SUL PETROLIO IN BASILICATA, LASCIATE DECIDERE GLI ABITANTI

Convenzione di Aarhus: SUL PETROLIO IN BASILICATA, LASCIATE DECIDERE GLI ABITANTI

Questa petizione è chiusa
820 persone hanno firmato. Arriviamo a  50,000
820 Sostenitori

Lapertosa F.
ha lanciato questa petizione diretta a:
Convenzione di Aarhus,
Servizio per lo Sviluppo Sostenibile del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio,
Stati Membri UE,
Procura Generale della Repubblica Italiana
Molte sono le alienazioni a cui è soggetto il genere umano nel secolo attuale. Una di queste riguarda la decisione sulle sorti delle risorse esauribili naturali di energia, che spesso finiscono sotto il controllo di multinazionali e compagnie petrolifere che non tengono giusta considerazione della salvaguardia ambientale e delle risorse naturali come il suolo, i giacimenti di materie prime, le foreste e le falde acquifere. Compagnie petrolifere che, come è accaduto, impunemente hanno saccheggiato le risorse esauribili dei territori, senza preoccuparsi di instaurare sistemi economici duraturi e politiche di sviluppo sostenibili, né tantomeno di assecondare la vera vocazione dei territori occupati. Hanno così causato negli anni una riduzione della superficie vivibile del pianeta, insieme alla diminuzione d'acqua e d'aria pura a disposizione degli uomini. Ciò che è successo in una regione del Sud Italia ricca di giacimenti petroliferi, la Basilicata, scelta perché poco densamente popolata, in cui negli ultimi 25 anni, le compagnie petrolifere hanno iniziato a perforare il sottosuolo per l'estrazione di idrocarburi. Appesantita dalla scarsa informazione e dalla vana speranza di nuovi posti di lavoro legati all'industria del petrolio, la popolazione residente ha assistito ad uno spopolamento giovanile senza precedenti, che ha sottratto energia e dinamismo ad una terra che stava crescendo per le numerose peculiarità legate alla cultura rurale, date da una storia millenaria e da risorse artistiche e naturali di valore inestimabile. Le compagnie non hanno avuto cura di salvaguardare ciò che era già presente nella regione e non curanti dei rischi che le avrebbero arrecato, hanno utilizzato vecchie tecniche, che hanno causato un danno ambientale maggiore rispetto all'uso di macchinari e tecniche di estrazioni più innovative. Tecniche retrograde che hanno causato un crescendo di patologie tumorali ed altri casi da antologia medica, non opportunamente riportate dai registri regionali e nazionali. Così come non si sono preoccupate di instaurare procedure e sistemi efficaci per il controllo di un'attività invasiva e pericolosa come quella della perforazione del suolo e l'opera di piattaforme petrolifere, cause dell'inquinamento atmosferico e della falda acquifera. Senza dimenticare la combustione di gas e la sedimentazione di polveri sottili sui terreni fino ad allora dediti ad un'agricoltura ed allevamento di pregio, che invece hanno causato la morte di numerosi capi, la contaminazione della catena alimentare e l'abbandono del settore primario, con la svendita di campi ed abitazioni di proprietà. In seguito sono state concesse, oltre alle piattaforme di estrazione, quelle di reiniezione dei fanghi, che contengono, oltre agli scarti e acque esauste usate durante le perforazioni, anche gli isotopi radioattivi liberati dal sottosuolo e riportati nella falda. Il tutto realizzato in un'area antropizzata, dove questi pozzi continuano la loro attività a poche centinaia di metri dai centri abitati, vicino ad infrastrutture pubbliche ed in prossimità di fiumi e dighe, come l' Agri e l'invaso del Pertusillo, che arricchisce le condotte di acqua potabile di altri comuni e regioni, posti a valle rispetto alle aree perforate della Basilicata. Un territorio ad alto rischio sismico e ricco di falde acquifere, che rischia di essere inesorabilmente inquinato, posto all'interno dell'area Parco nazionale, dove dovrebbero essere preservate specie animali e vegetali. Diversi dottori, docenti e professionisti, che per la propria terra hanno speso studi, ricerche ed elaborati, denunciano attraverso report scientifici, liberamente praticati, le gravi condizioni dell'ambiente, per le quali non bisogna più aspettare. A titolo esemplificativo infatti possiamo affermare che a fine 2014, dalle indagini geologiche e idrogeologiche sono stati evidenziati elementi non naturali di provenienza dal sottosuolo interessato dalla reiniezione all'interno di acque di alcune falde, poste a valle delle perforazioni. Nel nostro secolo ci vuole molto, molto coraggio a non abbassare mai la testa e lottare per avere dignità, diritti uguali, diritto alla vita, un'informazione corretta e veritiera, senza distrarsi mai, ed è per questo che ci battiamo affinché questi abitanti possano decidere consapevolmente la propria sorte, legata alla vita ed all'ambiente che li ospita attraverso scelte indirizzate a carattere sociale, civile, ambientale e produttivo. Chi meglio degli abitanti del luogo per replicare e determinare il blocco delle estrazioni nella loro terra, in ottemperanza ai principi sottoscritti nella Convenzione di AARHUS del 1998 sulla possibilità della condivisione, conoscenza, utilizzo di informazioni, e partecipazione alle decisioni dei governi in materia di diritti ambientali e salute. Solo attraverso un Referendum sarà loro possibile esprimersi contro le decisioni imposte, che non tengono conto degli aspetti della vita e della salute di un popolo impotente di fronte alle scelte di potere. Lasciate quindi che siano i Lucani, il popolo di questa Regione, a scegliere tra lo sfruttamento delle risorse del sottosuolo e la naturale vocazione di una regione con alto potenziale produttivo e turistico. Essi conoscono meglio di tutti la propria terra, ricca di risorse inesauribili. Parecchi giovani stanno imparando a conoscere l'inestimabile patrimonio culturale e la ricchezza paesaggistica e ambientale del territorio, infatti in molti hanno saputo tracciare progetti alternativi a quello dello sfruttamento di una risorsa finita ed obsoleta come il petrolio. Potranno così creare un sistema territoriale, orientato alle mete turistiche impareggiabili, per le molteplici sfaccettature dei paesini che compongono questo ricco territorio. Un turismo della cultura rurale è possibile, per le innumerevoli peculiarità di questa terra che è ancora scrigno di testimonianze storiche e tradizioni, affiancata da un settore primario, che in molte aree è stato preservato ed è decisamente migliore di tanti comprensori nazionali ed internazionali dove per anni le terre hanno subito estenuanti coltivazioni estensive ed inquinamento industriale
Pubblicato il: 8 Marzo 2015 (Aggiornata:  4 Giugno 2015)