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Il disagio dei bambini e dei ragazzi: l'appello degli psicologi italiani

Il disagio dei bambini e dei ragazzi: l'appello degli psicologi italiani

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Questa petizione è stata creata da Barbara M. e potrebbe non rappresentare il punto di vista della comunità di Avaaz.
Barbara M.
ha lanciato questa petizione diretta a:
Consiglio Nazionale Ordine degli Psicologi, Ordini Regionali degli Psicologi
Appello delle psicologhe e degli psicologi al Consiglio Nazionale dell’Ordine e agli Ordini Regionali: un richiamo a riflettere e posizionarsi sul disagio psicologico di bambine, bambini, ragazze e ragazzi
Da marzo la pandemia ha tenuto a casa e continua a farlo,
buona parte dei nostri giovani. Un prezzo alto da pagare in nome della salute,
un sacrificio, è stato ripetuto a più voci dai nostri politici, per preservare
il benessere di tutti e soprattutto dei più deboli e vulnerabili.
La scuola è stata chiusa e non ha mai davvero riaperto. Da molti mesi ormai assistiamo ad annunci in cui il governo e le regioni si impegnano a far ripartire le attività scolastiche tutte e in presenza, ma puntualmente le promesse vengono disattese creando un clima di grande disorientamento e sconcerto. In particolare sono le scuole superiori a pagare il prezzo più alto, e in parte anche le scuole medie senza contare la grande disparità regionale, che assegna il primato per scuole chiuse alla Campania, in cui anche i bambini della primaria sono rimasti a casa.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (1948) afferma: La salute è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non la semplice assenza dello stato di malattia o di infermità . Oggi l’OMS ci ricorda che i nostri giovani sono una categoria a rischio a causa degli effetti del lockdown e di una protratta restrizione che coinvolge l’apprendimento, la socialità, la crescita psicomotoria, l’espressione degli affetti e delle emozioni, la sperimentazione delle autonomie, la costruzione di un pensiero critico e la capacità di comunicare, lo sviluppo della percezione di sé in quanto cittadina/o nel mondo e del mondo, la vita della polis e all’interno della polis.
Ma partiamo da alcuni dati. Da uno studio recente, fatto su un campione di 600
soggetti tra i 12 e i 19 anni, risulta che uno su tre ha sviluppato un disturbo di tipo ansioso-depressivo che si manifesta prevalentemente attraverso gesti autolesionistici, tentativi suicidari, disturbi del comportamento alimentare, disturbi
da attacco di panico fino ad arrivare a stati dissociativi importanti accompagnati da depersonalizzazione e derealizzazione. Interessante notare che questi dati sono in correlazione diretta con il fatto di non andare a scuola. A questo studio si aggiungono quello del Gaslini di Genova, dell’Istituto Mario Negri e del Regina Margherita di Torino, in cui è stato evidenziato l’aumento dei tentativi di suicidio e dei suicidi compiuti nell’ultimo anno. Studi recenti, che si riferiscono a ricerche in continua espansione, esplorano gli effetti dell’isolamento forzato (lockdown), della quarantena e del distanziamento sociale. Una review recente (J Am Acad Child Adolesc Psychiatry. 2020 Nov;59(11):1218–1239) dice che i bambini e gli adolescenti hanno probabilmente maggiori probabilità di sperimentare alti tassi di depressione e molto probabilmente ansia durante e dopo la fine dell'isolamento forzato. Questo può aumentare man mano che l'isolamento forzato continua. Dalla letteratura emerge inoltre un aumento della violenza domestica ed un maggior rischio di suicidi/tentativi di suicidio (JAMA August 18, 2020 Volume 324, Number 7; Gunnel D., 202). Prima che esplodesse la pandemia, eminenti scienziati e professionisti della salute mentale di tutto il mondo mettevano in guardia dai rischi importanti di una massiccia esposizione alle nuove tecnologie soprattutto per le giovani generazioni. Nella migliore delle ipotesi si parlava di costruzione protesica del soggetto, facendo riferimento alla perdita di abilità demandate alla macchina, abilità ad esempio di tipo cognitivo inerenti la capacità di fare memoria; nella peggiore si parlava di individui disadattati, marginali, isolati, incapaci di intessere relazioni, con espressione psicopatologica franca e sviluppo di disturbi di personalità gravi.
Il dottor David Lazzari, presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi, afferma: “Il virus fa chiudere la scuola. La prevenzione non si contesta. Però la scuola chiusa apre nei ragazzi grosse ferite. Quelle invisibili, le più insidiose. Non facciamo finta che non esistano… Il nostro compito è intervenire in tempo sugli studenti per scongiurare le cicatrici e tutelare l’apprendimento. I dati che abbiamo raccolto - anche per il ministero di viale Trastevere - ci svelano che fra i ragazzi costretti a casa c’è un senso diffuso di stress, nervosismo, irritabilità e depressione”.
Il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi, assieme a una società di
indagini demoscopiche, a dicembre ha svolto per il ministero un’analisi
trasversale alla popolazione scolastica con una serie di quesiti preparati dal
proprio centro studi. Lazzari e colleghi hanno coinvolto gli alunni dalla materna alle superiori e anche i genitori: “Le nostre paure sono confermate: la pandemia ha scatenato disagi che velocemente si trasformano in disturbi. La didattica a distanza acuisce i pericoli, non ne abusiamo con leggerezza”.
Chiuso dentro le mura domestiche, il soggetto riduce le proprie possibilità di scambio e di confronto con il mondo circostante. Le coordinate spazio-temporali sonoappiattite sulle esigenze della connessione e della durata di esposizione allo
schermo, e viene annullata la dimensione del luogo: luogo dell’incontro, della
socialità, della comunicazione tra i corpi. Interviene una percezione bidimensionale di sé, confermata dall’autoriconoscimento perenne della propria immagine online, che si scontra con una ben più complessa costruzione dell’individuo forgiato da un sentire emotivo e affettivo personale, sociale e politico. Si riduce la visione dell’orizzonte e degli orizzonti reali e simbolici, si contrae la proiezione di sé nel mondo e nel futuro. Recentemente abbiamo spesso sentito parlare di abbassamento del desiderio, della motivazione, della spinta a fare presso i ragazzi. Ebbene non possiamo non mettere questo dato in correlazione con un depauperamento delle reali possibilità di ricevere stimoli, che non ha nulla a che vedere con il consumare in modo spasmodico ciò che viene propinato attraverso l’utilizzo dei social e dei media.
Le emozioni e i sentimenti si costruiscono a partire dall’interazione e dalla
relazione dei soggetti che si incontrano, dei corpi che si guardano, si ascoltano, si sentono, si annusano, si parlano, si toccano. Le misure restrittive che dobbiamo adottare per limitare il rischio di contagio, hanno fortemente diminuito le occasioni di incontro sensoriale e percettivo, lo stare a casa evidentemente ha annullato anche le poche possibilità di scambio riducendo dunque la dimensione del percepire e del percepito. In questa situazione la paura spopola, sia in quanto emozione dominante di un collettivo che organizza le sue modalità di intervento, sia perché trova spazio facilmente nel proprio mondo (mura domestiche e spazio interno) isolato e separato.
La paura organizza il pensiero non tenendo conto della complessità ma riducendo le categorie di lettura del mondo a bene e male, buono e cattivo, impoverendo la
capacità critica e lasciando il soggetto ostaggio della tensione a rispondere al soddisfacimento immediato delle proprie pulsioni, dando spazio alla costruzione del soggetto di consumo più che al soggetto di pensiero.
Quello che i ragazzi vivono trova riscontro nei modi dell’organizzazione del mondo circostante che apre al consumo e non apre allo studio, innescando un circolo vizioso. Assistiamo ad un rinforzo positivo di ciò che rimane di un percepito costruito sulla base di una semplicistica riduzione all’essenziale dei propri bisogni, che sono appunto bisogni di consumo.
Nella nostra società, la scuola rappresenta il luogo per elezione del confronto e della crescita degli individui, della costruzione di sé come soggetti capaci di affrontare le sfide della vita. La scuola spesso è la struttura, in una società in cui la dimensione della casa e della famiglia è sempre più liquida con una delega maggiore alle istituzioni come quella scolastica per l’appunto.
Spesso in questi mesi abbiamo assistito ad atteggiamenti che minimizzano il disagio dei ragazzi confrontandolo con tempi storici diversi, come quello della guerra, dimenticando di considerare come differenza non solo la gravità del periodo affrontato, ma anche la solidità del tessuto sociale di riferimento. Quindi cosa succede nel momento in cui viene a mancare questa solidità?
La pandemia produce una sensazione diffusa nel mondo adulto di paura, angoscia, senso di precarietà e timore per il futuro, derivando spesso nella paranoia. Il gruppo dei pari e la relazione con gli insegnanti non possono che essere luogo virtuoso di contenimento e rielaborazione del particolare momento storico che stiamo vivendo. Ma quale sarà la conseguenza dello smarrimento di non essere pensati dalla mente di adulti cosi ripiegati sul loro disagio? Come potremo costruire speranza se come adulti non la testimoniamo attraverso l'investimento sulla vita, la cura dei virgulti? Come potremo trasmettere fiducia a chi dovrebbe portare risorse nuove, così ripiegati sulla prevenzione della morte e sulla paura di perdere le proprie sicurezze adulte? Quanto l'emergenza squarcia il velo su un mondo adulto che rischia di essere autoreferenziale?
La presenza dello psicologo nella scuola è sicuramente importante ma occorre
essere molto cauti e attenti a non trasmettere un segnale di patologizzazione del
disagio dei ragazzi offrendo un contenitore che non tiene in considerazione la
sanità di tale disagio. Che non va placato, sedato con dei palliativi, ma
ascoltato nel suo significato profondo.
La chiusura della scuola, contemporanea alla riapertura delle attività commerciali,
trasmette ai ragazzi un segnale di disattenzione nei loro confronti se non come
consumatori. Segna un paletto di cui crediamo si sottovalutino le conseguenze,
nel rimandare loro il totale disinvestimento sulla dimensione di crescita, di
messa a parte del mondo sociale, se non esclusivamente in termini di soggetti abilitati a spendere denaro.
Se la pandemia crediamo possa indurre nella popolazione giovanile una sensazione di ansia e di malessere rispetto all'incertezza del presente e del futuro, vogliamo porre l'attenzione sul fatto che il mantenimento delle scuole chiuse toglie ai ragazzi un luogo di confronto, pensiero e supporto dove potersi immaginare attori agenti del loro futuro, e dove essere sostenuti nel poterlo pensare e diventare. Questo tipo di atteggiamento adulto, che non considera prioritaria la condizione dei ragazzi, non può che ricadere sugli stessi in modo depressivo, svuotando della possibilità di intravedere l'elaborazione di senso di quanto stanno attraversando. E si badi bene, con questo non pensiamo ad un atteggiamento adulto iperprotettivo, che avvalli la lamentazione e la rivendicazione, piuttosto la testimonianza del profondo valore che conosciamo avere il sentirsi pensati, tenuti a mente da adulti capaci di accompagnare individui in formazione nel loro percorso evolutivo. E non possiamo immaginare che l'istituzione pubblica si sottragga a questa funzione lasciandosi sopraffare.
Inoltre a tratti l’atteggiamento di banalizzazione da parte della comunità adulta, che attribuisce alla scuola il ruolo di socializzazione ludica , corre il forte rischio di indurre nei giovani un senso di svalutazione delle istituzioni, peraltro prodotto dalle istituzioni stesse, una sfiducia nella politica reale, sociale che non potrà che avere costi importanti nel diventare adulti.In quanto psicologhe e psicologi siamo molto preoccupati degli effetti che la chiusura protratta della scuola e il confinamento dentro le mura domestiche hanno e potranno avere sulla salute mentale dei bambini e dei ragazzi. La salute e la cura delle giovani generazioni è un bene comune e anche noi psicologi siamo chiamati eticamente ad esplicitare, viste le nostre competenze, quali sono i danni che la gestione di questa pandemia sta producendo.
In quanto professionisti
chiediamo che il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi e gli Ordini
Regionali degli Psicologi, che ci rappresentano, esprimano in modo chiaro e
ufficiale, attraverso i canali di cui dispongono, la nostra preoccupazione, che
nasce dall’osservazione diretta e dagli studi nazionali e internazionali.

Barbara Mamone psicologa-psicoterapeuta Pontedera
Cinzia Rolando psicologa-psicoterapeuta Cuneo
Primi firmatari
Cinzia Gatti psicologa Torino
Anna Varnai psicologa-psicoterapeuta Torino
Cristina Alutto psicologa Bordighera
Sara Ricuperati psicologa-psicoterapeuta Torino
Monica Prato psicologa-psicoterapeuta Torino
Manuela Ciambellini psicologa-psicoterapeuta Modena
Claudia Daloisio psicologa-psicoterapeuta Torino
Isabella Ferrio psicologa-psicoterapeuta Torino
Ariela Giacometti psicologa-psicoterapeuta Genova
Emanuela Senes psicologa Cagliari
Tiziana de Ruggeri psicologa-psicoterapeuta Torino
Michela Campioli psicologa-psicoterapeuta Modena
Rosalia Giulia Buglione psicologa-psicoterapeuta Modena
Laura Vernaschi psicologa Cremona
Roberta Iannone psicologa Cremona
Maria Chiara Rizzi psicologa Cremona
Anna Laura Comba psicologa-psicoterapeuta Torre Pellice
Tiziana Piramide psicologa-psicoterapeuta Pietrasanta
Valentina Brollo psicologa-psicoterapeuta Torino
Elena Perotto psicologa-psicoterapeuta Torino
Elena Bertino psicologa-psicoterapeuta Torino
Maria Pace psicologa Torino
Marco Peano psicologo-psicoterapeuta Cuneo
Giovanna Stabile psicologa-psicoterapeuta Udine
Maria Frandina psicologa-psicoterapeuta Benevento
Imma Caturano psicologa-psicoterapeuta Montesarchio
Annarosa Onofrio psicologa-psicoterapeuta San Potito Sannitico
Marianna Molinaro psicologa-psicoterapeuta Benevento
Maria Cristina Grieco psicologa-psicoterapeuta Napoli
Lisa Carrara psicologa Lucca
Elisa Pavesi psicologa-psicoterapeuta Codogno
Silvia Gallo psicologa-psicoterapeuta Torino
Caterina Bertilotti psicologa Viareggio
Federica Gamberale psicologa-psicoterapeuta Firenze
Federica Fulcheri psicologa-psicoterapeuta Cuneo
Enrica Badino psicologa-psicoterapeuta Mondovì
Daniele Naldi psicologo-psicoterapeuta Viareggio
Paolo Rolfo psicologo-psicoterapeuta Pontedera
Diana Botti psicologa-psicoterapeuta Faenza
Luisa Pavia psicologa-psicoterapeuta Faenza
Francesco Vignatelli psicologo-psicoterapeuta Faenza
Annalisa Corbo psicologa-psicoterapeuta Milano
Kety Ceolin psicologa-psicoterapeuta Pordenone
Arianna Ambrosio psicologa-psicoterapeuta Mondovì
Daniela Rosselli psicologa-psicoterapeuta Torino
Laura Matrassino psicologa-psicoterapeuta Torino
Laura Viadana psicologa-psicoterapeuta Torino
Alberto Cestelli psicologa-psicoterapeuta Torino
Maurizia Albanese psicologa-psicoterapeuta Torino
Elisa Castagno psicologa-psicoterapeuta Torino
Patrizia Multari psicologa-psicoterapeuta Torino
Marina Benedetti psicologa-psicoterapeuta Viareggio
Federica Carleo psicologa-psicoterapeuta Torino
Marco Nicolussi psicologa-psicoterapeuta Padova
Maria Pia Musci psicologa-psicoterapeuta Torino
Elisabetta Tomat psicologa Udine
Francesca Montagnani psicologa Pontedera
Laura Saccardi psicologa Prato
Paola Allocati psicologa Napoli
Giovanna Cadò psicologa-psicoterapeuta UdineMaddalena Pompili psicologa-psicoterapeuta MonzaFrancesca Vallarino Gancia psicologa-psicoterapeuta TorinoLaura De Cecco psicologa-psicoterapeuta UdineSimonetta Travaglini psicologa-psicoterapeuta TorinoClaudia Marti Psicologa Psicoterapeuta FirenzeMichela Zaccherini psicologa psicoterapeuta Firenze 

 

 
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