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SOSTENIAMO HAJI!
Collettivo K.
ha lanciato questa petizione diretta a:
La comunità scolastica
Lettera aperta alla comunità scolastica.
Sosteniamo Hajar!
Una nostra amica e compagna di classe, Hajar, ha ricevuto una lettera in cui le è stato richiesto di presentarsi a colloquio con i servizi sociali. Il motivo fino al giorno del colloquio è rimasto sconosciuto.
Il colloquio, che si è svolto a inizio febbraio, era incentrato su una manifestazione promossa dai lavoratori della stireria L'Alba di Montemurlo che da settembre sono in sciopero permanente per chiedere di essere reintegrati dopo essere stati licenziati solo perché iscritti al sindacato SUDD Cobas, e quindi "scomodi". Con i lavoratori e il sindacato siamo andati davanti al negozio Patrizia Pepe per chiedere che il brand partecipasse al tavolo sindacale in quanto committente della stireria e quindi, per legge, responsabile delle condizioni dei lavoratori. La manifestazione era pacifica ed è finita quando Patrizia Pepe ha accettato di partecipare al tavolo sindacale.
A Hajar è stato contestato di aver parlato, di aver scandito slogan, di aver partecipato. Le è stato detto che continuare a farlo potrebbe "peggiorare la sua situazione". Come se manifestare fosse un rischio, come se la solidarietà fosse una colpa. Nei giorni successivi gli assistenti sociali si sono presentati anche a casa sua.
È difficile non vedere in tutto questo un atto di intimidazione verso chi prende posizione. Partecipare a una manifestazione pacifica non è un reato, non è un comportamento deviante, non è qualcosa di cui avere paura.
Ci colpisce anche un altra cosa: tra tutti gli studenti presenti, l'unica ad essere stata convocata è stata Haji. L'unica. È legittimo chiedersi perché. É legittimo chiedersi se il colore della pelle, il cognome, abbiano reso più facile considerarla "da controllare", più facile immaginarla fragile, influenzabile o inconsapevole. Non è un caso isolato: in un paese in cui il razzismo e il clima politico sempre più fascista condizionano la vita di chi è diverso, scelte come questa non sono casuali, come se il dissenso, quando non é bianco, facesse piú paura.
Ci teniamo che in molti mostrino la loro solidarietà verso una ragazza, amica, compagna di classe di scuola, studentessa che non ha fatto niente di sbagliato, ma ha semplicemente utilizzato il suo diritto di manifestare per la lotta operaia, perché come è successo ad Hajar ora, se non ci facciamo sentire, situazioni del genere potrebbero ripetersi, coinvolgendo. sempre più persone e mettendo a rischio un diritto garantito dalla costituzione, che ci insegnano anche a scuola: quello di far sentire la nostra voce e di sostenere chi ancora oggi affronta disagi sociali.
Per questo facciamo un appello alla comunità scolastica, studenti, docenti e genitori: sosteniamo Hajarl
Firmiamo per difendere il diritto di manifestare e fermare ogni tentativo di intimidazione. Perché non succeda più a nessuna!
Le compagne e i compagni di Hajar
Sosteniamo Hajar!
Una nostra amica e compagna di classe, Hajar, ha ricevuto una lettera in cui le è stato richiesto di presentarsi a colloquio con i servizi sociali. Il motivo fino al giorno del colloquio è rimasto sconosciuto.
Il colloquio, che si è svolto a inizio febbraio, era incentrato su una manifestazione promossa dai lavoratori della stireria L'Alba di Montemurlo che da settembre sono in sciopero permanente per chiedere di essere reintegrati dopo essere stati licenziati solo perché iscritti al sindacato SUDD Cobas, e quindi "scomodi". Con i lavoratori e il sindacato siamo andati davanti al negozio Patrizia Pepe per chiedere che il brand partecipasse al tavolo sindacale in quanto committente della stireria e quindi, per legge, responsabile delle condizioni dei lavoratori. La manifestazione era pacifica ed è finita quando Patrizia Pepe ha accettato di partecipare al tavolo sindacale.
A Hajar è stato contestato di aver parlato, di aver scandito slogan, di aver partecipato. Le è stato detto che continuare a farlo potrebbe "peggiorare la sua situazione". Come se manifestare fosse un rischio, come se la solidarietà fosse una colpa. Nei giorni successivi gli assistenti sociali si sono presentati anche a casa sua.
È difficile non vedere in tutto questo un atto di intimidazione verso chi prende posizione. Partecipare a una manifestazione pacifica non è un reato, non è un comportamento deviante, non è qualcosa di cui avere paura.
Ci colpisce anche un altra cosa: tra tutti gli studenti presenti, l'unica ad essere stata convocata è stata Haji. L'unica. È legittimo chiedersi perché. É legittimo chiedersi se il colore della pelle, il cognome, abbiano reso più facile considerarla "da controllare", più facile immaginarla fragile, influenzabile o inconsapevole. Non è un caso isolato: in un paese in cui il razzismo e il clima politico sempre più fascista condizionano la vita di chi è diverso, scelte come questa non sono casuali, come se il dissenso, quando non é bianco, facesse piú paura.
Ci teniamo che in molti mostrino la loro solidarietà verso una ragazza, amica, compagna di classe di scuola, studentessa che non ha fatto niente di sbagliato, ma ha semplicemente utilizzato il suo diritto di manifestare per la lotta operaia, perché come è successo ad Hajar ora, se non ci facciamo sentire, situazioni del genere potrebbero ripetersi, coinvolgendo. sempre più persone e mettendo a rischio un diritto garantito dalla costituzione, che ci insegnano anche a scuola: quello di far sentire la nostra voce e di sostenere chi ancora oggi affronta disagi sociali.
Per questo facciamo un appello alla comunità scolastica, studenti, docenti e genitori: sosteniamo Hajarl
Firmiamo per difendere il diritto di manifestare e fermare ogni tentativo di intimidazione. Perché non succeda più a nessuna!
Le compagne e i compagni di Hajar
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