Continuando, dichiari di accettare l'Informativa sulla Privacy di Avaaz, che spiega come possono essere usati e come sono protetti i tuoi dati.
Ho capito
Utilizziamo i cookies per analizzare come viene usato il sito e come supporto per fornire ai visitatori la miglior esperienza possibile. Trovi qui la nostra Informativa sui Cookie.
OK
Chiediamo a Luca Zaia, Governatore del Veneto, di fermare le escavazioni nell'alveo del Brenta

Chiediamo a Luca Zaia, Governatore del Veneto, di fermare le escavazioni nell'alveo del Brenta

821 persone hanno firmato. Arriviamo a  1,000
821 Sostenitori

Chiudi

Completa la tua firma

,
Continuando, dichiari di acconsentire a ricevere le mail di Avaaz. La nostra Informativa sulla Privacy protegge i tuoi dati e ti spiega come possono essere usati. Puoi disiscriverti in qualsiasi momento.
Questa petizione è stata creata da Linda C. e potrebbe non rappresentare il punto di vista della comunità di Avaaz.
Linda C.
ha lanciato questa petizione diretta a:
Luca Zaia Governatore del Veneto
Sensibilizzare opinione pubblica ed amministrazioni locali sui temi della salvaguardia e della tutela ambientale e combattere ogni forma di devastazione e saccheggio del territorio e in particolare dell'ambiente fluviale e dell'ecosistema ad esso collegato che potrebbero essere causate dalle escavazioni dell'alveo previste da Regione Veneto, Veneto Acque, Magistrato alle Acque e Genio Civile di Padova.
Premesso che l’Acqua, la Ghiaia e l’Ambiente naturale della Brenta sono patrimonio comune ed è necessario un uso sostenibile delle risorse evitando speculazioni, interventi di devastazione e sprechi di denaro pubblico Visti I tre esposti presentati dal Gruppo Ambiente Carmignano e dal Comitato Giù le Mani dal Brenta, nelle date 20/08/2015, 24/11/2015 e 25/02/2016 al Ministero dell’Ambiente, alla Regione e agli Enti regionali, provinciali e comunali che hanno competenza sui temi legati alla gestione/tutela del territorio e degli ambienti fluviali in particolare, riguardanti i progetti:
Progetto 1.
Derivazione dalle falde del medio Brenta all’interno dei più ampio Modello Strutturale degli Acquedotti del Veneto e Schema Acquedottistico del Veneto centrale; Stralcio per il recupero del materiale a formazione dei rilevati in alveo, come progetto accessorio al precedente;
Progetto 2.
Ripristino della sezione di deflusso del fiume brenta mediante asportazione di materiale e difesa spondale in sinistra idraulica nei pressi di via Casoni nei comuni di Cittadella, Carmignano di Brenta e Fontaniva facente parte dell’elenco degli interventi da realizzare con il sistema della compensazione previsti dalla Regione Veneto. Visti anche La nota del Consorzio di Bonifica Brenta pervenuta ai nostri gruppi con data 30/12/2015; Le note della Società Botanica Italiana del 17/11/2015, del Centro Italiano Studi di Biologia Ambientale del 20/12/2015, dell’Associazione Italiana Ittiologi Acque Dolci del 27/11/2015 e ulteriori adesioni ricevute da altri gruppi/associazioni. Considerati Gli incalcolabili danni all’ambiente e all’ecosistema fluviale, prevedibile conseguenza dei progetti in essere; Le gravi inadempienze rispetto all’Accordo di Programma firmato dalle parti interessate nel 2012; I vincoli che insistono sull’area, determinati dall’appartenenza a un SIC/ZPS, dal vigente PAT del Comune di Carmignano di Brenta e da altri strumenti e documenti di pianificazione; Lo spreco di denaro pubblico per l’evidente inutilità per la popolazione di alcune delle opere in progetto;

Chiedono:
■ Che venga impedita la devastazione del fiume e del suo Habitat derivante dall’escavazione all’interno dell’alveo di100.000 metri cubi di materiale per la formazione dei rilevati in alveo, e di altri 550.000 metri cubi di materiale (circa 6000+28000 camion) per il progetto di difesa spondale finanziato con il metodo della compensazione; una distruzione totale dell’habitat golenale per circa 2 chilometri con scavi fino a 4 metri;
■ L’eliminazione dei 5 pozzi previsti all’interno dell’alveo perché sono superflui e comportano l’escavazione nel fiume di 70.000 metri cubi di ghiaia; non si capisce con quale logica verrebbero realizzati in alveo del fiume;
■ L’eliminazione dei progetti delle Savanelle nel fiume, un vecchio trucco per reiterare l’escavazione; a questo proposito si deve tener conto delle devastazioni e ffettuate e documentate nei primi anni 2000;
■ Di non procedere all’aumento del prelievo di acqua dai pozzi da 1300 a 1750 l/s senza una verifica pubblica dei dati riguardanti lo stato delle falde acquifere e un’adeguata considerazione dei fenomeni di abbassamento della falda e di subsidenza derivante dai prelievi d’acqua a Camazzole;
■ Il finanziamento, come previsto, di efficaci sistemi di rimpinguamento della falda tra cui il progetto Democrito in parte già finanziato con 2.900.000 euro tutt’ora inutilizzati, da spendere entro il 2016;
■ Di disporre l’immediata chiusura dello sfioratore di Camazzole che consente l’immissione delle acque del fiume nel Bacino Giaretta in quanto l’utilizzo dell’area come cassa di espansione viene definitivamente escluso;
■ Di ricostruire con urgenza l’argine di difesa tra il fiume e il Bacino, subito a valle dello sfioratore, oramai quasi scomparso; in caso di piena il fiume può rompere in questo punto ed entrare nel bacino con rischi incalcolabili.

Il Ministero dell’Ambiente, la Regione e gli Enti che hanno competenze in merito devono rivedere l’Accordo di Programma relativo al Progetto 1 e sospendere, per i motivi sopra esposti, il Progetto 2.