Continuando, dichiari di accettare l'Informativa sulla Privacy di Avaaz, che spiega come possono essere usati e come sono protetti i tuoi dati.
Ho capito
Utilizziamo i cookies per analizzare come viene usato il sito e come supporto per fornire ai visitatori la miglior esperienza possibile. Trovi qui la nostra Informativa sui Cookie.
OK

Questa è un'emergenza:
Partecipa allo sciopero globale per il clima Venerdì 20 settembre

La Libia non è un porto sicuro

La Libia non è un porto sicuro

193 persone hanno firmato. Arriviamo a  200
193 Sostenitori

Chiudi

Completa la tua firma

,
Continuando, dichiari di acconsentire a ricevere le mail di Avaaz. La nostra Informativa sulla Privacy protegge i tuoi dati e ti spiega come possono essere usati. Puoi disiscriverti in qualsiasi momento.
Questa petizione è stata creata da ACAT Italia A. e potrebbe non rappresentare il punto di vista della comunità di Avaaz.
ACAT Italia A.
ha lanciato questa petizione diretta a:
Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte
*English text below
Nonostante la grave crisi e gli scontri che stanno sconvolgendo la Libia, l'Italia continua a considerare i porti libici come "porti sicuri". Come difensori dei diritti umani fondamentali,  chiediamo al Governo italiano di rivedere le proprie posizioni e consentire a chi scappa dalla guerra e dai trattamenti crudeli e inumani inflitti nei centri di detenzione libici, di trovare la dovuta accoglienza sul suolo italiano, nel pieno rispetto degli accordi internazionali che anche l'Italia ha siglato.

Signor Presidente del Consiglio,
notizie sempre più  gravi giungono dalla Libia, dove si fronteggiano gli eserciti e le fazioni che fanno capo al governo nazionale di Al Serraji e quelle del generale Haftar. A farne le spese, come al solito, la popolazione civile inerme e le persone rinchiuse nei centri di detenzione o, meglio, nei lager libici. I cittadini europei abbandonano il paese, ricordiamo che l'ENI ha fatto evacuare il proprio personale, ma non c'è nessuna via di salvezza per le migliaia di donne, uomini e bambini detenuti nei lager libici in condizioni igienico sanitarie disumane, sottoposti a torture giornaliere, alla fame e alla sete aggravate dalla mancanza di rifornimenti alimentari sotto i bombardamenti. Si calcola che siano circa 5700 persone. A queste si aggiungono oltre 10.000 libici sfollati che hanno perso tutto sotto i bombardamenti e che potrebbero cercare una via di salvezza imbarcandosi verso l'Europa.

In tale situazione, l’Italia continua a considerare i porti libici come “porti sicuri”, mentre l’ONU, viste le molte violazioni dei diritti umani commesse, dice esattamente il contrario e la Commissione Europea asserisce che “ al momento in Libia non ci sono le condizioni di sicurezza ed è per questo che tutte le imbarcazioni che battono bandiera UE non possono fare sbarchi di migranti in Libia”.

Avere una zona SAR di competenza non implica necessariamente che i diritti umani siano rispettati in quel paese e, quindi, che sia considerato un “porto sicuro”. E neanche la presenza in Libia dello OIM (Organizzazione Mondiale dei Migranti) può compensare le terribili cronache di torture e violenze alle quali sono sottoposti i migranti in Libia.

Sottoscrivendo l'appello lanciato da ACAT Italia (Azione dei Cristiani per l’Abolizione della Tortura) le chiedo, signor Presidente, di voler rivedere la posizione del Governo italiano in merito e considerare la Libia come un ”porto non sicuro”, evitando quindi di far sbarcare i migranti in tale paese e aprendo i nostri porti per salvare vite umane.

-------------------------------------------------------------------------

Despite the serious crisis and clashes that are upsetting Libya, Italy continues to consider the Libyan ports as "safe ports". As defenders of fundamental human rights, we call on the Italian Government to reconsider its position and allow those fleeing from the war and cruel and inhuman treatment inflicted in Libyan detention centres to find a proper welcome on Italian soil, in full compliance with the international agreements that Italy has also signed.

Mr. President of the Council of Ministers, More and more serious news come from Libya, where armies and factions under the national government of Al Serraji and those of General Haftar are facing each other. As usual, those who suffer most are the defenseless civilian population and those imprisoned in detention centres or, better, in Libyan lagers. European citizens are leaving the country, let us remember that ENI has evacuated its staff, but there is no way of escape for the thousands of women, men and children detained in the Libyan lagers in inhumane sanitary conditions, subjected to daily torture, hunger and thirst exacerbated by the lack of food supplies under the bombing.

It is estimated that they are about 5,700 people. In addition, there are over 10,000 Libyan displaced people who have lost everything under the bombing and who may be looking for an escape embarking towards Europe. In this situation, the Italian government continues to consider Libyan ports as "safe ports", while the UN, given the many human rights violations committed, says exactly the opposite and the European Commission states that "at the moment in Libya there are no safety conditions and that is why all boats with the EU flag cannot land migrants in Libya.

Having a SAR zone of competence does not necessarily mean that human rights are respected in that country and, therefore, that this country is to be considered as a "safe port". Nor can the presence in Libya of the IOM (International Organization for Migration) compensate for the terrible reports of torture and violence to which migrants in Libya are subjected. Signing the appeal launched by ACAT Italia (Action by Christians for the Abolition of Torture), I urge you, Mr. President, to reconsider the position of the Italian Government in this regard and consider Libya as an "unsafe port", thus avoiding the landing of migrants in that country and opening Italian ports to save lives.