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Israele-Palestina - Domande & Risposte

Oltre 1 milione di membri di Avaaz ha già risposto con entusiasmo a questa campagna sulla situazione in Israele e Palestina, ma stiamo anche ricevendo alcune critiche attente alla nostra posizione, che meritano considerazione e una risposta. Non siamo infallibili e ascoltare quello che ci dicono i nostri membri ci aiuta a migliorare per il futuro. Apprezziamo molto il tempo che i nostri membri dedicano a condividere con noi opinioni e informazioni, quindi mi spiace per la lunghezza, ma voglio entrare nel merito delle critiche principali, che sono:

a) Questa campagna è unilaterale e anti-israeliana
b) Avaaz sembra condonare Hamas
c) Gli stati musulmani si rifiutano di riconoscere il diritto di Israele ad esistere
d) Israele si sta impegnando molto per proteggere i civili a Gaza
e) I palestinesi non soffrono a causa di Israele, ma dei leader palestinesi stessi
f) Gli insediamenti non sono “illegali”

La preoccupazione più comune su questa campagna è che sia troppo schierata e anti-israeliana. Posso capire che ad alcune persone appaia così, visto che si concentra sul fare pressioni su Israele affinché cambi le sue politiche. Ma voglio essere chiara sul fatto che non vogliamo assolutamente che questo sia anti-israeliano. Al contrario, pensiamo che questa campagna offra una delle poche soluzioni che possa salvare Israele così come lo conosciamo.

C’è molto antisemitismo nel mondo. Il popolo ebraico ha sofferto tremendamente nell’ultimo secolo e non solo, e ha diritto a una casa sicura. Per questo la comunità di Avaaz ha sostenuto la soluzione dei due stati con sicurezza e pace per entrambi, Israele e Palestina. Il nostro team e il nostro movimento sono sia pro-Israele che pro-Palestina, e i moltissimi ebrei che ci sono nel nostro team e nella nostra comunità si oppongono all’antisemitismo così come a ogni razzismo e pregiudizio. Negli anni la nostra comunità ha fatto molte campagne per i negoziati di pace tramite i quali entrambe le parti potessero raggiungere una soluzione mutualmente accettabile. Ma è diventato chiaro ormai a quasi tutti che i negoziati non sono ancora la soluzione a questo conflitto. I conflitti finiscono quando entrambe le parti vogliono finirli, quando il dolore è così grande che entrambe le parti sono pronte a fare considerevoli concessioni per avere la pace. I palestinesi, soprattutto a Gaza, soffrono incredibilmente per la situazione attuale. Gli israliani tuttavia, pur in una situazione psicologica di disagio a causa del conflitto, hanno costruito efficacemente una “fortezza Israele” che isola il paese dagli alti costi del mantenere lo status quo. In parte, risultato di questo è stato che le politiche di Israele si sono mosse costantemente per anni verso il lato conservatore, aumentando le resistenze a fare le concessioni necessarie per una pace duratura e aumentando il ricorso alla via più diretta delle politiche violente e repressive. Fa paura vedere quanti esponenti conservatori israeliani parlano ormai apertamente di espulsione e pulizia etnica degli arabi israeliani.

Per questa ragione, il mondo ha lentamente voltato le spalle alle politiche israeliane, a leader come Netanyahu e Avigdor Lieberman, e alla lobby sempre più potente e radicale dei coloni, in quanto considerati ostacoli alla pace. Negli ultimi sette anni abbiamo costantemente chiesto alla nostra comunità di guidare la nostra attività, e negli ultimi anni i nostri membri hanno cambiato la loro posizione dall’essere contrari all’idea di spingere per i disinvestimenti in Israele all’essere per la stragrande maggioranza favorevoli a questa nostra più recente campagna. Persino il segretario di Stato USA John Kerry quest’anno ha accennato alla minaccia dell’isolamento economico e sociale nel tentativo di spingere Israele a negoziare. Ecco perchè questa campagna si concentra sul cambiare l’analisi costi-benefici di Israele.

Questa campagna mira a porre fine alla politica di occupazione dello Stato di Israele, ed è puntata su specifiche aziene e individui che sostengono o traggono beneficio da quella politica. Non è contro i cittadini israeliani. Chi ha seguito il lavoro di Avaaz, saprà che regolarmente facciamo campagne su altri governi della regione e in tutto il mondo per gli abusi commessi. Qui si applica lo stesso ragionamento. Per affrontare la violenza, dobbiamo affrontare il tema dell’esproprio del popolo palestinese e dell’occupazione di milioni di persone che dura da decenni. Pur avendo l’ONU votato per riconoscere la Palestina come Stato, l’occupazione pedura e i palestinesi non hanno il controllo delle loro tasse, delle risorse o di muoversi liberamente sui loro territori. Le loro vite sono ancora controllate da Israele. Sia i cittadini Israeliani che Palestinesi vogliono libertà e pace e l’unica soluzione di lungo periodo è di mettere fine a questa occupazione violenta che non porta benefici a nessuno, distrugge le famiglie e consolida la diffidenza.

Non condoniamo assolutamente Hamas nè gli estermisti palestinesi. Il terrorismo non è mai giustificato e i razzi di Hamas sono armi terroristiche, che cadono indiscriminatamente su obiettivi civili. Sì, Hamas ha sparato molti missili prima che Israele contrattaccasse. Ma dal nostro punto di vista Hamas e l’ala conservatrice israeliana contribuiscono assieme ad assicurare che i cicli del conflitto e della demonizzazioni continuino: Hamas spara dei razzi, Israele risponde con bombardamenti eccessivi che uccidono centinaia di persone, così Hamas spara altri razzi. Hamas si merita di essere sotto pressione, ma subisce già sanzioni opprimenti ed è posta di fronte a pressioni di ogni tipo. E pur essendo il loro antisemitismo e terrorismo disgustosi, rivendicano legittimità contrastando l’oppressione, che dura in modo grottesco da decenni, da parte dello stato e dell’esercito israeliano che ha portato miseria, privazioni e morte sul popolo palestinese. Indipendentemente da chi abbia iniziato questo o quel ciclo di attacchi, c’è un conflitto in corso e l’unico modo per risolverlo è mettere fine a questa occupazione repressiva che dura da quasi mezzo secolo. Questa campagna è un serio tentativo di cercare di avvicinarci a questo obiettivo.

Il conflitto israelo-palestinese non è un conflitto di musulmani contro ebrei, anche se gli estremisti cercano di dipingerlo in questo modo. Al nocciolo della questione, è un conflitto tra due popoli: i palestineri e gli israeliani che voglio garantire per loro e per le loro famiglie sicurezza, diritti rispettati, e dignità che permetta loro una vita e degli obiettivi. Anche se i palestinesi sono ancora senza uno stato, e il mondo ha riconosciuto Israele fin dal 1948, è vero che 32 nazioni ancora non hanno riconosciuto il diritto di Israele ad esistere. La maggioranza si è offerta di farlo e di normalizzare completamente le relazioni con Israele, in cambio del riconoscimento da parte di questi dei diritti dei palestinesi. Questa è la chiara posizione della Lega Araba in quella che è conosciuta come l’Iniziativa di Pace Araba, e la maggior parte di questi paesi ha lavorato con il segretario di Stato USA John Kerry per contribuire ad arrivare a un accordo.

Bisogna inoltre considerare che anche se molti paesi musulmani dichiarano di sostenere la Palesina, in pratica poi i rifugiati palestinesi non godono degli stessi diritti e vengono trattenuti in molti di questi Paesi. Questo è uno dei motivi per cui chiedono uno stato loro. Chiedere ai palestinesi di rinunciare al loro diritto all’autodeterminazione sui loro territori perché tanto ci sono altri paesi musulmani è come chiedere ai francesi di rinunciare alla Francia perché tanto ci sono altre nazioni cristiane. Inoltre, i palestinesi non sono solo musulmani. C’è una grande fetta di popolazione cristiana, oltre ad altre minoranze. E anche se c’è una identità musulmana comune, differenti nazioni musulmane hanno differenti identità nazionali. Quindi è essenziale, come ha concluso la maggioranza del mondo, che ai palestinesi sia dato uno stato e sia permesso di controllare il loro destino. Lo ripeto: mettere fine all’occupazione e all’oppressione dei palestinesi è il modo più veloce e fattibile per Israele di ricevere il riconoscimento degli stati musulmani.

Sul punto secondo il quale Israele sta cercando il più possibile di proteggere gli abitanti di Gaza, non sono d’accordo. Israele usa una forza sproporzionata contro i cittadini di Gaza e ha tenuto sotto assedio e bloccato per sette anni un posto in cui vivono 1 milione e 700mila persone. Quando Israele ha ritirato le sue truppe da Gaza, una parte della Palestina, hanno bloccato l’accesso al cibo, alle medicine e ai soldi e dopo che la città è stata bombardata si sono rifiutati di permettere il passaggio di cemento e risorse per ricostruirla. Il blocco di Gaza è del tutto controproducente. Le truppe israeliane possono impedire che armi pericolose entrino a Gaza permettendo invece l’ingresso di cibo, risorse e beni che permettano ai civili di vivere una vita decente. Ma tutti i report credibili e indipendenti (come quello dell’ONU, qui e dell’ICRC qui) dicono che Israele permette solo una frazione di ciò che sarebbe necessario e che il blocco di Gaza è una forma di punizione collettiva di una popolazione che viola chiaramente il diritto umanitario internazionale e che non fa altro che aumentare la rabbia popolare e la disperazione, portando poi a un maggiore sostegno di gruppi fautori della linea dura come Hamas, alimentando ulteriori violenze. Le Nazioni Unite, l’Unione Europea e la maggior parte dei governi hanno condannato il blocco e chiesto che venga sollevato, e il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato a questo fine due risoluzioni: tutto ciò è stato ignorato. Hamas ha appena offerto un cessate il fuoco di 10 anni in cambio della fine del blocco di Gaza, supervisionato dall’Autorità Palestinese, in coordinazione con Israele e la comunità internazionale.

Sul tema della legalità degli insediamenti: sono stati dichiarati illegali dalla Corte di Giustizia Internazionale, e dal Comitato Internazionale della Croce Rossa. Persino l’Esperto legale del Ministro degli Affati Esteri israeliano ha dichiarato che gli insediamenti erano illegali nel 1967, prima ancora che iniziassero. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite inoltre nella risoluzione 446 dichiara che “la politica e la pratica di Israele di stabilire degli insediamenti nei territori palestinesi e arabi dal 1967 non ha validità legale e costituisce un serio ostacolo al raggiungimento di una pace giusta e durevole in Medio Oriente”. L’UE e molti altri Paesi della comunità internazionale fanno riferimento alla mancanza di validità legale degli insediamenti e sempre di più basano le loro relazioni in fatto di sostegno e commercio con Israele su questa posizione.

Così come i nostri amici da Israele sono preoccupati per i giri di vite sulle libertà democratiche e per le posizioni sempre più conservatrici nel loro paese, anche la leadership palestinese, a Gaza come in Cisgiordania, si è impegnata per schiacciare il popolo palestinese. Ecco perché Avaaz sostiene gli attivisti non violenti che vogliono la libertà, la fine degli abusi di diritti umani e la democratizzazione delle politiche palestinesi.

Infine, quindi: perché questa campagna offre la speranza di salvare Israele così come lo conosciamo? Perché dato che gli insediamenti occupano la loro terra e non si vede una fine alla repressione, i palestinesi stanno abbandonando l’idea di una soluzione dei due stati. Si preparano a una lotta generazionale anti-apartheid in un unico stato nel quale saranno la maggioranza. E così Israele dovrà decidere tra essere uno stato democratico o essere uno stato ebraico. Entrambi saranno ben distinti dal sogno dei suoi fondatori. Gli estremisti da entrambe le parti (tra cui sia Netanyahu che Hamas) sono la vera minaccia a quel tipo di pace che le persone ragionevoli cercano.

Se sei un membro di Avaaz scandalizzato dalla nostra campagna, è possibile che tu sia una persona con una grande coscienza civile che semplicemente non conosce quanto sono terribili l’occupazione israeliana, la colonizzazione e la repressione dei palestinesi. Viviamo tutti in “bolle di informazione” che danno forma alla nostra percezione del mondo e degli eventi. Nel caso tu non abbia avuto accesso ad alcuni di questi fatti, questo è un ottimo riassunto della vita dei palestinesi in 11 immagini.

Forse hai preso in considerazione di lasciare Avaaz o forse già l’hai fatto. Se i nostri valori davvero non si allineano, allora non c’è altra scelta. Ma se tu vedi ogni vita umana come ugualmente preziosa e meritevole degli stessi diritti, spero rimarrai con noi, continuando ad apportare il tuo punto di vista. Nessuno di noi possiede la verità assoluta e dobbiamo continuare ad ascoltarci l’un l’altro, coinvolgendoci, per agire al meglio. Ti prego di farci sapere se c’è qualcosa in questo messaggio su cui davvero ci siamo sbagliati.

Con rispetto,

Alice Jay
Campaign Director